Haute Route Chamonix-Arolla

Giovedi’ 17  A Sion lasciamo un’auto per riprenderla al ritorno e chiudere il giro.Dopo una sosta cena all’ottimo ristorante del tornante sopra Martigny con vista notturna sulla città’ raggiungiamo Trelechamp prima di Argentiere dove dormiamo in una modestissima Gite.

Venerdi’ 18 Dopo colazione ci portiamo in auto alla funivia di Argentiere. Saliamo fino all’Aguille des Grands Montets 3290mt con due funivie. La giornata e’ spettacolare e ci lustriamo gli occhi difronte al massiccio del M.Bianco e il suo contorno.Si inizia con una discesa su ottima neve sul ghiacciaio di Argentiere a 2650mt attraversato e risalita al col du Chardonnet 3320mt. Dall’altra parte c’e’un ripido canalino da scendere legati con piccozza e ramponi per 60mt per la scarsa neve. Rimessi gli sci si prosegue in costa sotto l’Aguille du Chardonnet e la Punta Forche fino a 3050mt per poi risalire la Fenetre de Saleina a 3263mt di cui gli ultimi 50mt con gli sci in spalla per la ripida pendenza. Dal colle stando alto a destra si scende dolcemente sul plateau de Trient fino al col d’Orny; la capanna omonima 3170mt e’ di fronte e per raggiungerla ci sono ancora 70mt di salitina. Per questa sera siamo solo noi tre i clienti! Il bellissimo tramonto ravviva un’ottima cena (voto 7).Il posto letto e’ con piumino. Giornata di sole, dalle 10 alle 16.30

Sabato 19 Usciamo dal rifugio alle 6 con la frontale e scendiamo 70 mt al col d’Orny per poi risalire dolcemente al col de Plines 3280mt dove il vento lascia solo pochissima neve per passare dietro la cornice. Su neve durissima si scende il ripido ghiacciaio des Plines e poi attraversato il ghiacciao de Saleina a 2830mt si risale verso il col de Saleina 3417mt a sinistra del Grande Lui. L’ultima parte e’ molto ripida sui 50 gradi e ci leghiamo. Sono tre tiri da 50mt assicurati su chiodo da ghiaccio, piccozza, spuntone di roccia con ramponi e sci in spalla diretti sulla nord. Al colle si apre una lunga discesa al sole sul ghiacciaio l’A Neuve fino al paese di La Fouly a 1600mt. La neve in alto e’ sciabilissima e piu’ sotto inizia a cedere al sole del mezzogiorno. Su un pendio sotto il Mont Dolent, sprofondo, si infossa e si stacca uno sci, sono su un buco dove la neve non tiene il peso della gamba senza sci e delle racchette. Mi sposto a fatica verso destra per risalire due metri e cercare l’altro sci sotto un metro di neve. Una faticaccia da sudare per dieci minuti! Piu’ sotto ancora cadute e affossamenti di sci. Al paese siamo all’ albergo Edelweiss con doccia e letto con piumino! Per il pranzo assiette con formaggi e salumi e per cena il piatto forte e’ l’anatra. Giornata di sole, dalle 6 alle 13.15

Domenica 20 Super colazione con dolce, salato,frutta, una meraviglia! Partiamo sci in spalla per un Km sulla strada poi ai piedi per Ferret e Les Arc de Dessous a 2000mt attraversando sul versante destro sei slavine giganti con blocchi di neve che sembrano piccoli penitentes: Da qui inizia la salita al Col de Planard 2735mt su pendio ripido poi piu’ dolce e canale finale sui 35 gradi che e’ appena slavinato, con neve non durissima, attraversando in cima proprio la linea di inizio slavina con brividi a ogni giravolta! Al colle di fronte la vista e’sul Gran Combin e alle spalle la Nord delle Grandes Jorasses e l’Aguille de Peuterey. La discesa verso la strada del Gran S.Bernardo e’ lunga e piacevole fino ai 2200mt poi un lungo fondovalle in semipiano fino alla diga del lago des Toules 1800mt. Si attraversa e si scende la strada statale sci in spalla per 2,5 Km fino al paese di Bourg St.Pierre 1630mt. Alberghetto con doccia e letto con piumone! Per cena fondue al formaggio. Giornata di sole, dalle 8.15 alle 16.30

Lunedi’ 21 Colazione abbondante e via per la Cabane de Valsorey 3037mt. Oggi tutta salita. Si inizia con buona neve che poi, anche per slavinette, manca sul fianco sinistro per cui scendiamo in fondo valle fino a una piccola diga e un laghetto da aggirare con ripida risalita e bordeggiare sulla destra. Passa Nicolo’, passo io ma la neve cede sotto il peso e mi trovo con uno sci con la punta infossata e l’altro con la coda infossata. Devo staccare uno sci con la certezza di sprofondare in acqua; invece il manto nevoso fa da zoccolo e non mi bagno neanche l’altro piede! Facciamo catena per passare sci e bastoni, aiuto MariaGrazia e passiamo su questa specie di terrazzino di neve . Dietro di noi ci sono altre sette persone che sono costrette a guadare il fiumiciattolo per avanzare. Subito dopo c’e’ una risalita dura per pendenza e poco spazio e piante varie. MariaGrazia fatica ed ha l’unico momento di debolezza della traversata. Si esce sul vallone, si attraversa un ponticello a sinistra per ritrovare il sentiero. In fondo al vallone c’e’ un piccolo canyon con ghiaccio e sci a mano per mancanza di neve. Poi il pendio finale preso alla larga, 800mt sotto il sole cocente senza aria. Alla destra il Mont Velan con la sua capanna stile futurista, davanti il Gran Combin e dietro il Monte Bianco! Ad ogni giravolta metto in bocca e in testa un pugno di neve per mitigare il caldo. Ad un certo punto la traccia e’ coperta da una slavina a pera molto grande e spessa. Ci dira’ il rifugista che l’ha provocata il giorno prima una persona cadendo su una giravolta! A circa 2950mt la capanna appare sulla sinistra ma il pendio e’ troppo ripido per cui bisogna aggirarlo e si arriva dall’alto. Siamo i primi di giornata, poi arrivano scandinavi, spagnoli, svizzeri, circa 20 scialpinisti. Merenda con the e torta crostata e cena con arrosto.( voto 6) A sera mi accorgo di aver dimenticato i guanti pesanti all’alberghetto a Bourg St.Pierre! Giornata di sole, dalle 7.30 alle 14.10

Martedi’ 22 Lasciamo il rifugio che e’ ancora buio con la frontale e dopo un’ora e 300 mt con i rampanti ci leghiamo; in conserva con piccozza e sci in spalla saliamo su un pendio a 35° al Plateau du Couloir a 3680 mt cercando di anticipare la nebbia che avanza. Breve discesa sul ghiacciaio di Sonadon e risalita a piedi al Col du Sonadon 3500 mt. La discesa sul ghiacciaio du Mont Durand sotto la Tete de By,presenta lunghi traversi con piccoli pendii brevi ma belli. A circa 3000mt bisogna rimettere le pelli e risalire sul versante destro per 15 minuti per poi discendere fino a fondo valle a quota 2250mt. Qui si rimettono le pelli per la risalita alla Capanne du Chanrion 2642mt dove siamo per l’ora di pranzo. Un bel rosti formaggio e pancetta e’ il premio di mezzogiorno.Il tempo cambia e nel pomeriggio nevica anche leggermente. Cena scadente (voto 5). Coperto verso Sud che avanza anche in quota e sole velato e nevischio, dalle 6 alle 12.10 Mercoledi’ 23 Ci sono 5 cm di neve fresca dura. Gli sci lasciati all’esterno sono ghiacciati e occorre una buona pulizia ed ascugaggio per far aderire le pelli. All’inizio c’e’ da muoversi tra erba, sassi, poca neve anche con gli sci in spalla. E’ una lenta risalita sul lato destro della morena su e giu’ per poi entrare sul ghiacciaio del Breney, con a sinistra il ghiacciaio di Serpentine, fino al pendio ripido che e’ tutto in ombra. Le mani con i soli guanti di paille sono gelate al contatto con la neve fresca. Si sprofonda a volte fino all’inguine con ramponi e sci in spalla ma al termine si sono superati quasi 300mt. Poi e’ un lungo scivolo verso il colle di Breney 3638mt e la Pigne d’Arolla 3796mt dove tira un ventaccio da far volare via tutto! Arriva anche un po’ di nebbia e ci abbassiamo un po’ per attendere una schiarita. Inizia una lunga e superba discesa fino ad Arolla 2000mt che ha il suo massimo sul pendio sotto la Caban de Vignettes. E’ un vero piacere e una grande soddisfazione che ripaga le fatiche! Al paese dopo la bevanda al bar, pulmann fino a Sion ed in auto di nuovo ad Argentiere a recuperare l’altra auto e rientro a casa via traforo monte Bianco. Parzialmente coperto poi sole e nubi variabili e vento forte in Pigna, dalle 6.10 alle 14.15 6 giorni, 9 colli, circa 6000 mt di salita e tanto divertimento!

Tony

Bourg St. Pierre – Zermatt

Martedì 1 Dopo un mese di alta pressione e continuo bel tempo le previsioni per il giorno della partenza dell’alta via danno proprio ben brutto. Si decide di partire comunque e di provarci! Siamo in 8; Ci troviamo provenienti da diverse vie in tre auto a Varzo prima del confine elvetico per la cena. Rosita ha carta d’identità e passaporto scaduti ed è pronta a tornare indietro ma alla dogana nessun controllo. L’espatrio è riuscito e proseguiamo fino a Visp dove Nicolò ha prenotato la notte al Bildhunghaus St. Jodern gestito dalle suore che parlano solo deutsh ma ci intendiamo ugualmente e fissiamo la colazione per le 6.30. Il posto è ottimo e pure il trattamento.

Mercoledì 2 Sveglia ore 6, ottima e abbondante colazione e via alla stazione. La suora superiora ci saluta e ci dice che avremo una lunga giornata… Due auto sono posteggiate accanto alla stazione di polizia. Il mio zaino è il più pesante! Il treno è puntuale alle 7.20 per Martigny dove dopo 5 minuti parte il pullman per Aosta che ci lascia a Bourg St. Pierre alle 9. Nevica, in alto è coperto e non fa freddo. La meta è la Cabane de Valsorey 3030m; in basso c’è pochissima neve, si procede tra i sassi addentrandosi nella valle senza prender quota. Il tempo peggiora con vento e nebbia e freddo. La bevanda di Gianfranco diventa granitina! Adriana tormenta il suo ginocchio; gli occhiali si impastano di ghiaccio e non servono più, ghiaccioli su ciglia e baffi. Le dita delle mani sono congelate. C’è difficoltà a trovare il percorso, andiamo avanti e indietro due volte salendo fina a quota 2600m quando verso le 15.45 decidiamo di rientrare. La discesa è un calvario: all’inizio con le pelli, poi sci ai piedi poi a piedi sci i spalla poi ancora sci ai piedi fino a Bourg St. Pierre dove arriviamo alle 20; c’è ancora luce, sono ciuk! non sono riuscito a mangiare e bere nulla. Notte in Garni e ottima cena svizzera che risolleva morale e forze. Punta mignolo destro congelata.

Giovedì 3 Sveglia ore 7.Nevica leggero, colazione abbondante e pullman ore 9.20 per Martigny. Treno per Sion dove c’è anche il sole e poi bus per Arolla a 2000m dove siamo alle 14. La Dent Blanche è spettacolare vista da questa parte. Iniziamo la salita alla Cabanne de Vignettes 3165m. C’è traccia ma sopra i 2700 compare la nebbia e siamo al rifugio alle 17.45 appena in tempo per la cena alle 18. E’ tutto ottimo e chiediamo il bis. Il posto letto è con piumino ma stretto. Qualcuno (anche io) russa.; le guide dormono in altro locale dopo aver tracannato una bottiglia di vino con il gestore in grande allegria. Verso le tre di notte c’è un gran movimento verso i cessi situati nell’elegante dependance con passatoia di ghiaccio vivo. Punta mignolo destro congelata.

Venerdì 4 Sveglia ore 6.45, il cielo è azzurro, pieno sole, zero nuvole finalmente…Dopo abbondante colazione, imbrago e alle 8 via, siamo tra gli ultimi a lasciare il rifugio. Breve discesa al Col de Chermontane 3050m, e poi pelli e salita al colle sotto l’Eveque 3620m circa sulla traccia di Nicolò. Picca e ramponi, in tre cordate siamo in vetta all’Eveque 3716m verso mezzogiorno. C’è un panorama entusiasmante a 360° su tutte le Alpi. LA discesa su neve fresca è da gustare e si ritorna al Col Chermontane. Adriana torna al rifugio per via dei suoi guai al ginocchio; Cavallo Pazzo, custodito da Fabio, parte in quarta battendo traccia; gli altri si avviano dolcemente verso la Pigne d’Arolla 3790m. Alla fine verso le 16.40 siamo in vetta da soli, non c’è vento e sempre grande panorama mozzafiato. La discesa su neve dura è veloce e in 25 minuti siamo di nuovo alla Cabanne de Vignettes. Ci raggiungono Antonella e Maurizio (Mauri) di Morbegno allertati da Fabio sulle ottime condizioni meteo. Antonella si è portata anche il sacco a pelo memore di freddo patito in altri rifugi. Rosita fa pratiche orientali di massaggio. La cena è ottima e come la sera prima facciamo il bis di tutto. Il posto letto è sempre stretto, le persone in camerone sono aumentate, l’aria peggiora ed incrementano i rumori notturni. La più bella giornata del tour. Punta mignolo destro congelata.

Sabato 5 Alle 6.45 il copione è lo stesso del giorno prima come condizioni meteo e avvio di giornata. Dopo la breve discesa al Col Chermontane impelliamo e saliamo al Col de L’Eveque 3368m alle 10.30. Da qui inizia un discesone sul ghiacciaio alto di Arolla tra la Vierge e il M. Collon fino ai 2450m dei Plans de Bertol. Tutti offrono qualcosa da mangiare per alleggerirsi e non riportarselo a casa. Alle 11.20 cominciamo a salire con lunghi traversi sotto un gran sole alla Cabanne de Bertol 3311m; sulla via c’è un bimbo di 5 anni accompagnato dal papà che scendo dopo essere saliti in elicottero! Al rifugio siamo verso le 13.45 in tempo ancora per il ”Midi Croute” piatto speciale: crostone con formaggio, prosciutto, uovo al forno; costa un capitale ma vale! Il rifugio è nuovo, superpanoramico a pianta ottagonale, con una scaletta di 30m per arrivarci. Cavallo Pazzo, unico, ridiscende 300m di bel pendio e risale ma quando arriva il piatto speciale è finito. A cena c’è il doppio turno e chi mangia fronte alle finestre deve tenere gli occhiali per fronteggiare il sole che entra radente. Dopo il primo turno di cena non si sa dove stare; fuori c’è un gran vento e così si chiacchiera all’ingresso davanti alla cucina. Dormiamo insieme alle guide nell’attesa dei 2000m di discesa del giorno seguente.

Domenica 6 Lasciamo il rifugio per ultimi dopo la solita abbondante colazione verso le 8.15. LA giornata è splendida e fresca. Dopo un breve tratto in leggera discesa impelliamo e risaliamo verso la Tete Blanche 3724m. Verso la cima si scatena la bagarre e pure il vento fortissimo. Alle 10.20 in vetta non si può restare, tutto che molli vola via. Ci si deve abbassare subito fino al colle. Inizia la lunga discesa verso Zermatt, la neve non è granchè: prima dura e poi un po’ crostosa, un po’ soffice. Si aggira un punto delicato lasciando i numerosi crepacci a destra. Nicolò che è il primo perde uno sci e cade: lo sci è finito dentro un crepo! Per fortuna non precipita e riesce a recuperarlo subito. Siamo sotto la seraccata della Nord della Dent d’Herens. Il gruppo è omogeneo e la discesa veloce. Ci fermiamo sulla salle a manger sotto la parete ovest del Cervino. Poi è tutto un diagonale da lasciarsi andare con sosta sotto la parete nord del Cervino e con un breve tratto a piedi raggiungiamo la pista che porta a Furi e poi alla civiltà delle auto elettriche e della birra al bar della stazione al sole di Zermatt. Alle 14.10 il treno ci porta a Visp dove Fabio ha qualcosa da riportare alle suore. Sul vagone open space è tutto conti, commenti, impressioni e sogni di altri bellissimi tour futuri. Punta mignolo destro congelata.

Tony

La mia prima Haute Route

Fare questa traversata costituisce un’esperienza indimenticabile che tutti gli scialpinisti dovrebbero provare! Se il meteo e’ dalla vostra parte, come lo e’ stato dalla nostra, la più famosa delle haute route scialpinistiche delle alpi, il viaggiare con gli sci fra il Monte Bianco ed il Grand Combin, non può deludere neppure il più navigato degli scialpinisti, e si trasforma inconsapevolmente in un cumulo di sensazioni difficili da scrivere sulla carta. Ma ci proviamo lo stesso, anche perchè se non lo faccio, Nicolò non sgancia il CD con le foto, che a dir suo sono superbe!!

Lo zaino e’ subito pronto, la lista dei materiali per 6 giorni e’ quella di sempre, come per le gite su ghiacciaio di un giorno più un eventuale cambio, just in case uno puzzasse più del previsto. Meglio. Lo zaino è già pesante di suo, immancabili poi i 6 cheerpacks, 1/die, di enervitene che metabolicamente e psicologicamente aiutano a superare quasi qualunque difficoltà si presenti. Bene, anzi, MOLTO BENE! Si parte, e si conoscono i compagni di viaggio, ops, il compagno di avventura, oltre a Nicolò c’e’ solo Tony, arzillo cinquantenne, e gli altri? Nessun altro e’ riuscito a ritagliarsi 4 giorni di ferie da trascorrere fra fatica e soddisfazione di salire e scendere da colli innevati? Peggio per loro! Noi partiamo e facciamo il solito giochetto di lasciare macchine un po’ ovunque in giro per la Svizzera/Francia.

G1: Argentiere – Cabane du Trient Prima salita, in funivia! E prima discesa, che spettacolo! il Bianco ci guarda le spalle e in men che non si dica, dopo un tot di piegamenti e distensioni, stiamo attraversando un mare piatto, bianco, il Glacier d’Argentiere. La salita al Col Chardonnet mi riporta alla realtà delle infilate di punta, ma anche in cima al primo dei tanti colli da dove ramponi ai piedi e sci in spalla ci si cala senza problemi, grazie ai 60 metri di corda che Nicolò si sta portando appresso e suvvia Nicolò portare un chiletto di corda in più (60 m invece di 30 m) ne e’ valsa veramente la pena!! Si continua a scendere, stavolta sci ai piedi, ma per poco, rimesse le pelli si sale alla Fenetre de Saleina, e dove il pendio si fa troppo ripido, gli sci passano da sotto i piedi sulle spalle. Faremo cosi tante volte questi movimenti che diventeremo bravissimi e velocissimi nei cambi pelli ON/OFF ramponi ON/OFF sci ai piedi/sci in spalla, provare per credere! Il cielo così blu, il Plateau du Trient così bianco, calmo, immobile ed immenso mi fanno stare bene, e rimesse le pelli risaliamo gli ultimi metri che ci separano dalla prima cena svizzera. Insalata con verdura fresca e noci. Pasta, piccante ma buona. Purea di mele.

G2: Cabane du Trient – La Fouly Oggi ci aspetta la mitica variante del Grand Lui. Già, perchè prendere mezzi stradali quando in realtà se ne può fare a meno? La guida, quella cartacea, dice variante per sciatori molto esperti, Tony una certa esperienza l’ha sicuramente, e io?, forse se sto vicino a Nicolo’ ne recupero un pochino per osmosi all’ultimo momento! Si parte che e’ ancora buio, saliamo silenziosamente fino ad un passaggio, Col de Plines e silenziosamente scendiamo per il Glacier des Plines ed il Glacier de Saleina. La neve e’ dura e ghiacciata ma tiene bene ed i colori dell’alba ci avvolgono. Messe le pelli, risaliamo il Glacier de Saleina fin dove la pendenza del pendio lo consente verso il Col de Saleina. Il Grand Lui e’ alla nostra destra e Nicolò sopra di noi sta allestendo la prima sosta dei tre tiri da 60 mt. che ci porteranno a scavalcare il Colle. E’ la mia prima paretina nord, sono soddisfatta, le condizioni non particolarmente difficili della neve e la tranquillità dei miei compagni sono di supporto. Via pelli, via ramponi e sci ai piedi, si scende. Giù per il Glacier de l’A Neuve, una delle più belle discese di tutto l’haute route, quasi 2000 m di fantastiche curve in ambiente spettacolare e con neve bellissima, almeno nella parte più alta, più patocca ma accettabile nella parte bassa. Eccoci arrivati a La Fouly, questa sera gran lusso, Edelweiss Hotel, camere con doccia! Ci concediamo anche una merenda di salumi e formaggi. Insalata. Anatra con verdure. Macedonia? Non ricordo.

G3: La Fouly – Bourg St. Pierre Si riparte sci in spalla, prima per raggiungere la stradina per Ferret e poi più di una volta per attraversare gli scogli di ghiaccio creati dalle numerose valanghe cadute nei giorni precedenti. Passando di valle in valle Nicolò ci da’ lezioni di geografia, oggi nei miei ricordi si sono fissate le Grandes Jorasses che sbucano in alto alle nostre spalle. I pendii che conducono al colle de Planard sono di tutto rispetto per la pendenza e per le condizioni della neve, dura e gelata sul primo, molto pesante sul secondo. E’ la prima volta che temo veramente il pericolo che mi si stacchi tutto sotto i piedi, forse esagero ma la paura mi tiene allerta, leggera e veloce, per quanto mi è possibile, nell’arrivare in cima all’ennesimo colle. L’esposizione del pendio e la pendenza certo non giocano a nostro favore e ora capisco bene perchè le nostre sveglie sono sempre state anticipate di 1-2 ore rispetto alle precedenti haute route, Chamonix-Arolla/Zermatt, descritte su K-one. Occorre tener conto dei miei tempi di salita e contemporaneamente passare alcuni tratti prima che il sole li baci troppo, bravo Nicolò nel calcolare uno e l’altro. Per oggi le pelli hanno fatto il loro dovere, si scende, la neve e’ bella, la sciata un po’ meno, si e’ costretti a lunghi tratti in traverso, ma l’ambiente, sempre spettacolare, ripaga delle fatiche. La giornata si conclude con un paio di km a piedi, sci in spalla per raggiungere Bourg St. Pierre, che però si sopportano bene in vista di una seconda doccia. Fonduta, salumi e gelato.

G4: Bourg St. Pierre Cabane de Valsorey Alla pensione non si riesce a fare colazione prima delle 7 per cui oggi si parte tardi pelli ai piedi alle 8 e si comincia la salita, oggi sarà solo salita e che salita! Sento vicina la crisi del quarto giorno, ma non ho molto il tempo per ascoltare perchè dopo una breve tratto in salita dobbiamo scendere lungo il torrente, in alto non c’e’ abbastanza neve e non si sa dove passare, così con non poche difficoltà guadiamo il piccolo corso d’acqua, penso veramente che Tony avanti a me abbia i piedi ammollo, fortunatamente la sponda nevosa tiene ed il peggio sembra essere passato. Un lungo falso piano ci porta all’imbocco di un canyon, che risaliamo. Un’altro falso piano ci attende e poi l’ultimo pendio. I 400 m in salita più lunghi di tutti la traversata. Il sole cocente sublima la neve che metto nel cappello per raffreddare la testa. E’ la prima volta che vedere ancora Nicolò e Tony zigzagare sopra di me, mi getta nello sconforto, anche loro ben più in alto di me non sono ancora giunti alla meta, mi sembra di non arrivare più. E’ stata l’unica volta in sei giorni in cui devo aver pensato (solo per una manciata di minuti però) che essere dove ero non mi ripagava dello sforzo. Ma una volta arrivati, una buonissima torta con the caldo e un po’ di stretching risollevano velocemente energie e morale a tutti. Minestra. Spezzatino con verdure. Macedonia.

G5: Cabane de Valsorey – Cabane de Chanrion Le previsioni del tempo danno peggioramento in tarda mattinata, anticipiamo il più possibile la partenza, i rampanti agli sci aiutano a non scivolare sulla neve ghiacciata, risaliamo prima con gli sci poi coi ramponi in cordata il Glacier du Meitin. Breve discesa sul Plateau de Coluoir e risalita al Col du Sonadon. La visibilità è ancora buona ma le nuvole ci inseguono, via le pelli, si scende per il Glacier du Mont Durand. In discesa, alcuni tratti ghiacciati fra crepacci e roccette richiedono particolare attenzione, riusciamo comunque a raggiungere il fondo valle per risalire al rifugio in tempo prima che inizi a nevicare. In premio ci regaliamo un succulento piatto di pasta io e Nicolò, ed un fumante rosti, Tony. Il pomeriggio e’ dedicato al meritato riposo. Fuori nevica, ma le previsioni svizzere, che non sbagliano mai, danno bel tempo per il giorno dopo, noi ci crediamo e Nicolò sceglie con cura quale dei tre ghiacciai risalire per raggiungere la vetta della Pigne d’Arolla. Minestra. Riso al curry. Mela. Peggior cena della settimana.

G6: Cabane de Chanrion – Arolla Ultimo giorno, un po’ mi spiace ma se mi guardo allo specchio, gli occhi troppo gonfi per le notti insonni (i russatori dovrebbero proprio dormire in camere separate! magari con le guide?) mi suggeriscono che forse non sopporterei un’altra notte in rifugio, quindi raccogliamo le ultime forze per l’ultima salita del giro, quella per altro che conduce ad una cima anzichè ad un colle. Risaliamo la morena fino ad immetterci sul Glacier du Breney, ovviamente abbiamo scelto la via più breve, e questo comporta 200 m di dislivello ramponi ai piedi, ma ormai siamo esperti e guadagnare un po’ di dislivello in minor tempo fa piacere a tutti, me compresa, nonostante la fatica. E’ l’unico giorno in cui il freddo si fa sentire, l’aria e’ pungente ma sopportabile, Tony che purtroppo ha perso i guanti pesanti due giorni prima non accusa mignoli congelati! Un lungo sviluppo poi coprirà gli altri 500 m di dislivello che ci porteranno in cima alla Pigne d’Arolla, la salita e’ finita. Avvolti nelle nuvole togliamo le pelli per l’ultima volta e ci prepariamo ad una bellissima discesa. Aspettiamo che la nebbia si diradi un pochino, quanto basta per farci godere quel pendio che fatto con gambe fresche sarebbe una vera goduria, ma va bene anche cosi. Nicolò saltella una curva a destra e una a sinistra, Tony, più cauto, tiene il ritmo, io faccio quello che posso ma mi diverto tanto. La neve dell’ultimo tratto diventa pesante, ma le piste di Arolla sono vicine e qui si conclude la nostra meravigliosa sciata dell’ultimo giorno ed anche l’haute route. Mi accorgo ora di non aver mai santificato le numerose soste mangerecce che ci siamo concessi, cioccolato e frutta secca, che Tony elargiva, il mio zaino conteneva quasi esclusivamente enerviterne, quello di Nicolò, solo la corda da 60 m. Sono state piacevoli breaks, momenti di recupero e riflessione, di immagazzinamento di immagini e sensazioni. Il non aver mai citato le varie quote raggiunte, invece, non e’ stata una dimenticanza, le haute route non si misurano in vette raggiunte, ma nell’incredibile fascino di aver attraversato, con i soli sci, vallate bellissime. Ringrazio Nicolò per avermi convinto che ce l’avrei fatta e Tony aver mantenuto il mio passo!

Mariagrazia